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Ittiofauna regionale (pagina in fase di sviluppo)

Trota marmorata

Temolo

Luccio

Alborella

Barbo

Barbo - Barbus plebejus (Bonaparte, 1839)
Autoctono

Tassonomia
Ordine Cypriniformes, famiglia Cyprinidae, genere Barbus. Caratteri diagnostici: corpo fusiforme, apparato boccale pronunciato, con bocca infera e protrattile. Labbra ben sviluppate, carnose; presenza costante di 2 paia di barbigli sulla mascella superiore. Denti faringei disposti su 3 file. 49 - 82 scaglie lungo la linea laterale. Livrea con colorazione bruno verdastra sul dorso, fianchi e ventre chiari e piccole macchie grigie puntiformi sul dorso e sui fianchi. La taglia massima raggiungibile raggiunge e supera i 60 cm. La sistematica del genere Barbus è controversa. Alcuni autori stranieri classificano il barbo italiano come Barbus plebejus (Ladiges, Vogt, 1965; Muus, Dahlstrom, 1967). Secondo Tortonese (1975) le popolazioni italiane di barbo sono invece attribuibili alla sottospecie Barbus barbus plebejus, facenti parte di un complesso di sottospecie facenti capo alla specie politipica Barbus barbus. Gandolfi et al. (1991) ripropongono la denominazione binomia, in attesa di studi più precisi e su un maggior numero di esemplari sul complesso di sottospecie appartenenti al genere Barbus.

Habitat
Il barbo è una tipica specie reofila di fondo ed occupa i tratti medio - superiori dei fiumi planiziali. È la specie tipica dei tratti di corso d'acqua denominati "zone a ciprinidi reofili", caratterizzati da acque limpide, veloci ed ossigenate, con substrato ciottoloso e ghiaioso; ma talora è rinvenibile con popolazioni anche abbondanti nei tratti pedemontani dei fiumi e torrenti alpini (zone "a trota marmorata e temolo") e, soprattutto nei corsi d'acqua appenninici, nelle zone "a trota fario". A valle può sconfinare nelle "zone a ciprinidi limnofili", dove occupa gli ambienti a corrente più veloce.

Biologia
La riproduzione avviene tra la metà di maggio e la metà di luglio (Gandolfi et al., 1991). Dopo una migrazione verso i tratti superiori dei corsi d'acqua, i riproduttori raggiungono tratti con acque a media profondità e con substrato ciottoloso e ghiaioso; qui le femmine depongono le uova, fecondate da più maschi. Ogni femmina è in grado di deporre alcune migliaia di uova, del diametro di 2 - 2,5 mm. A 16 °C la schiusa delle uova avviene in circa 8 giorni. La maturità sessuale viene raggiunta al secondo - terzo anno dai maschi ed al terzo - quarto dalle femmine. Uno studio effettuato su campioni di una popolazione del rio Valsoglia, in provincia di Torino (Ronco et al., 1989), dove Barbus plebejus vive in simpatria con Barbus meridionalis, ha evidenziato una dieta carnivora, composta esclusivamente da larve di insetti, con predominanza di tricotteri ed efemerotteri. Appare più probabile che la dieta sia integrata con crostacei, anellidi e piccoli pesci.

Distribuzione
Il barbo è una specie ad areale frammentato, a distribuzione circum mediterranea settentrionale ed orientale (Almaca, 1984). In Italia la specie è indigena dell'Italia settentrionale e peninsulare. L'attuale areale di distribuzione nelle acque italiane comprende la maggior parte dei corsi d'acqua settentrionali e centro - meridionali, dove risulta ancora oggi molto comune e rappresenta una delle specie più diffuse. In alcuni casi la specie ha visto un'espansione dell'areale, causata da transfaunazioni e modificazione degli habitat che hanno permesso la sua colonizzazione di aree altrimenti non adatte. Nonostante il barbo risulti ancora relativamente comune nella maggior parte dei tratti di fiume "a ciprinidi reofili", la specie è minacciata dalle alterazioni degli ambienti fluviali dove vive. In particolare gli interventi antropici sugli alvei fluviali, con riduzione delle aree adatte alla riproduzione, e la costruzione di dighe e sbarramenti che limitano le migrazioni verso le aree riproduttive, costituiscono una fonte di pericolo per le popolazioni di barbo, così come le recenti documentate immissioni in alcuni corsi d'acqua del Nord Italia di barbi della specie Barbus barbus, di derivazione balcanica, che possono mettere a repentaglio l'identità genetica delle popolazioni autoctone italiane. In provincia di Torino il barbo presenta una buona distribuzione, essendo presente e talora abbondante.


Centro Regionale per la Tutela della Biodiversità degli Ambienti Acquatici
Ulteriori informazioni sulla biodiversità possono essere reperite sul sito www.interreg3aaqua.com
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